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| 28/04/2008 |
Ottimo risultato alla settimana olimpica francese di Hyeres:
resoconto e classifica finale. |
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Ci siamo,
chiamano quelli del Sonar.
Marco, Vittorio e Gianni si avvicinano al palco delle premiazioni, sotto il tendone che vede per la prima volta acclamati i ns. ragazzi , proprio lì, all’Università della vela di Hyeres!!
Terzi, per questa volta, ma che soddisfazione….
Solo lo scorso anno nemmeno ci vedevano i Britanni ed i Vichinghi, i grandi guru europei della specialità.
Quest’anno … li abbiamo fatti gridare, quelli!! (Accidenti se gridano!)
Pur restando tuttora dei marziani, hanno conosciuto la nostra poppa in varie regate.
Polli noi a non saper concludere al primo posto almeno in due prove: peccato, ma ne riparleremo!
Stiamo crescendo, e adesso i nordici, che stupidi non sono, lo sanno…
Restano giù dal palco ad applaudire Massimo ed Antonio.
Loro erano del primo equipaggio del 736 che si era comportato bene, spesso benissimo, su 7 prove di 10 disputate. Il tempo non li ha certo aiutati: ventone ed onda non li hanno quasi mai mollati, loro, abituati alle termiche Adriatiche.
Si temeva per Antonio, alla sua prima esperienza internazionale e quindi, presumibilmente, emozionato.
Niente di più falso! Prontissimo, attento, propositivo, con grande spirito d’abnegazione: in sintesi, bravissimo!
Massimo, dal canto suo, ha cercato di portare in barca muscoli, determinazione ed esperienza, nel dare forma e stabilità ad una randa ed ad una barca maltrattati da 20-25 nodi di vento e da onda formata, anche a costo di rimetterci la dentiera ed un polso in due episodi di bolina diciamo... “distesa”. Unico neo l’aver suggerito una “furbata”sul traguardo immediatamente rilevata dagli inflessibili giudici, che è costato un posto nella 5^ regata!( Faccio pubblica ammenda!)
Il loro “sacrificio” ha permesso di riciclare l’equipaggio del 735 appiedati in quanto la loro barca, sia pur iscritta, è rimasta a Jesolo per mancanza di un carrello (DA NON CREDERCI !!).
Per partecipare alle Olimpiadi, infatti, bisogna aver partecipato ad almeno una regata Internazionale riconosciuta.
Ma tutto il male non viene per nuocere!
Questo innesto ha permesso di valutare Vittorio e Gianni nelle 3 regate rimanenti.
L’obiettivo primario era quello di farli accreditare, anche a costo di sacrificare la classifica, ma si sa, l’appetito vien mangiando e proprio non andava giù lasciare ad altri un sudatissimo terzo posto in dirittura d’arrivo!
Decisiva l’ultima prova.
Io l’ho vissuta drammaticamente dalla punta della diga del faro di Hyeres.
Cercavo di interpretare l’ andamento della regata da dei piccoli triangolini bianchi all’orizzonte tra mille angosce e supposizioni, senza notizie da telefonini o da radio implacabilmente muti.
Eolo e Nettuno ci davano una mano, ma avrebbero “tenuto” Vittorio e Gianni?
Poi la telefonata di Marco: “E’ fatta!! Siamo terzi!!”
Certo che hanno tenuto! Bravissimi nel portare una barca che non conoscevano, con vele mai provate prima: fantastici!
E Marco?.
Non l’ho certo dimenticato il mio timoniere!
Grande in tutto, nel bene e nel male. Nelle angosce, nelle decisioni, nel voler spaccare il capello in quattro, nel saper sopportare la graticola dei rimbrotti dei tecnici, con quel suo incazzarsi molto “bilanciato” ( ricordo un sommesso “canaglie” raffrontato al mio gridato e decisamente rustico “vaff…“ rivolto agli inglesi che ci avevano chiuso in boa con un poco sportivo poggiatone)!
Grande Marco!
E’ riuscito ad esprimere le sue doti di timoniere, pur gareggiando con due equipaggi con peculiarità e caratteristiche assolutamente diverse, lui, abituato al nero su bianco, si è trovato un cambio in corso d’opera, portando a casa, comunque, uno strameritato podio.
La mia gioia più grande è stata nel vederlo radioso sul palco delle premiazioni! Ne aveva ben d’onde!
Grazie Marco, voglio che tu sappia, anche da queste righe, che, per me, è un grande onore gareggiare al tuo fianco! Anche se non digerisci l’aglio…
Bravissimi tutti, quindi, anche chi ci ha sostenuto, ognuno per la sua parte:
Angelo (di nome e di fatto), figura insostituibile del team: amico paziente che rassicura, consiglia, trasmette forza, saggezza ed esperienza;
Massimo Boffini, impareggiabile interprete di regolamenti e sapiente di dottrina velica.
Lucia, con le sue colazioni preparate all’alba, quando tutti dormivano, preziosa nel creare un clima disteso e sereno la mattina prima di affrontare le battaglie in mare.
A tutti un grosso applauso ed un grazie per la riuscita della spedizione!
Per concludere una piccola riflessione.
Da questa esperienza UNV se ne esce, ancora una volta, in modo decoroso.
In verità più per la determinazione dei suoi componenti che per la sua effettiva capacità organizzativa.
Stiamo per arrivare al traguardo e proprio adesso, nel momento del massimo sforzo, si odono inquietanti scricchiolii nell’organizzazione assolutamente allarmanti.
Da parte nostra, parlo degli atleti, il raggiungimento di obiettivi sempre più sfidanti, ci ha portato ad un impegno praticamente quotidiano.
Abolite le ferie, bruciamo centinaia di euro in benzina e montagne di stress per correre agli allenamenti dopo aver chiesto svariate ore di permesso sul lavoro, si torna a casa in orari che poco piacciono alle rispettive compagne/mogli, tutto questo per poter essere sempre più competitivi.
E’ troppo chiedere una pulita al fondo della barca una volta la settimana ed un tecnico che ci segua?
Come può succedere che non si trovi un carrello per una spedizione fissata da mesi?
Se veramente vogliamo raggiungere i livelli cui aspiriamo, dobbiamo assolutamente migliorare anche su questo versante, in virtù di una seria programmazione ed una altrettanto seria valutazione delle risorse disponibili, abolendo senza pietà pressappochismi e sovrapposizioni di competenze.
E’ certo che i marziani visti a Hyeres sono tali perché, innanzi tutto, hanno una organizzazione da marziani!.
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